E finalmente torneremo alla carta…
Nei giorni scorsi mi è capitato di discutere con una giornalista che, con un certo fervore nostalgico, auspicava il “ritorno alla carta”, come se fosse l’unico baluardo del pensiero profondo contro la barbarie digitale.
L’ho presa inizialmente come una battuta, ma poi sono arrivate affermazioni che meritano di essere analizzate:
– “La carta è ragionamento, il web è velocità.”
– “Sulla carta c’è più approfondimento, con interviste e commenti su ogni tema.”
– “La pubblicità realmente remunerativa per i grandi gruppi è quella sulla carta.”
Ora, lasciamo perdere la retorica romantica (e anzi, se la questione fosse questa, alzerei proprio le mani: ognuno è libero di pensarla come crede e di preferire un mezzo piuttosto che un altro). Qui non siamo di fronte a un confronto di opinioni, ma ad una fallacia argomentativa bella e buona oltre che a informazioni scorrette e fuorvianti: la mia interlocutrice confonde il mezzo con il fine, la forma con la sostanza, il supporto con il contenuto.
Davvero una persona laureata, con una certa esperienza alle spalle, proprio come giornalista professionista, può pensare che la profondità del pensiero dipenda dal tipo di “fibra” su cui è stampata? Per quanto mi riguarda, un simile ottundimento nel ragionamento non è tollerabile.
Come si può pensare che Corrado Augias – solo per fare un esempio – scriva in modo più profondo quando impugna la penna per il cartaceo e più superficiale quando scrive per il web?
L’informazione di qualità non è né su carta né online: è dove ci sono giornalisti capaci, tempo per verificare, voglia di capire e rispetto per il lettore. Tutto il resto è feticismo tipografico.
Ci sono testate online che ogni giorno producono inchieste, analisi e approfondimenti di altissimo livello (Il Post, Valigia Blu, Domani e tanti altri) e ci sono giornali stampati che invece producono merda spalmata su carta, con gli stessi errori, gli stessi titoli acchiappa-attenzione e la stessa superficialità del web più marcio.
Il problema non è la carta né la rete. È l’uso che se ne fa. È l’approssimazione, l’omologazione, la pigrizia mentale di chi pensa che la qualità dipenda dal formato. Si stava meglio quando si stava peggio, si stava meglio quando si stava come stavo io, dove stavo io, nelle modalità in cui stavo io. Un classico.
Chi crede che il giornalismo “vero” stia solo sulla carta probabilmente confonde l’odore dell’inchiostro con l’autorevolezza. Ma il pensiero critico non ha odore, ha contenuto.
Tra l’altro lei scrive per un giornale online, quindi? Devo pensare che s’instupidisca appositamente per lavorare online? “Lasciarsi guidare dai trend di Google, dalla SEO, che rende tutti schifosamente uguali nei titoli, negli incipit e anche nel pensiero”, è una scelta, non è una conditio sine qua non.
Detto questo NON E’ VERO che in Italia gli investimenti pubblicitari sulla carta stampata siano ancora maggiori di quelli online. I dati più recenti mostrano semmai il contrario: la spesa per la pubblicità online ha ormai superato la carta stampata e la carta si trova in calo. Nel 2022 la pubblicità online in Italia rappresentava circa il 43,9% del totale raccolto pubblicitario (mentre la stampa carta era ferma intorno al 6-7%). Fonte: Data Media Hub
I quotidiani su carta stampata hanno subito un forte calo negli investimenti pubblicitari: tra 2010 e 2020, la raccolta pubblicitaria sulla carta è passata da ~1,25 miliardi a ~427 milioni di euro. Fonte: Ordine dei Giornalisti
